Germania: Dove l’italiano sfrutta l’altro italiano

Quando è l’italiano all’estero ha sfruttare i suoi connazionale, i casi più comuni in ristoranti e gelaterie

Di Grazia Grottano

Grazia Grottano speaker e conduttrice radio televisiva apre un’inchiesta sullo sfruttamento da parte di italiani su italiani. In questi tempi è cosa usuale fare il paragone con la Germania. Terra ricca, piena di opportunità e con un sistema sociale eccellente. Molti giovani e non, ridotti quasi alla fame e in cerca di un futuro migliore guardano la terra tedesca come un’opportunità per cambiare il loro futuro. Un fattore determinante è la non comprensione della lingua, quindi per sopperire a tale mancanza, lo sbocco naturale per richiedere lavoro è l’attività di ristorazione, infatti in Germania, i ristornanti e le gelaterie italiane sono migliaia e, molte di queste attività sono fiorenti dove offrono vitto e alloggio. Le professionalità richieste sono: lavapiatti, pizzaiolo, cuoco e tuttofare da cucina. La procedura dell’arruolamento è sempre la stessa, un annuncio su vari siti di offerte lavoro e le richieste che giungono sono centinaia, quindi vi è l’imbarazzo della scelta da parte del titolare, infine si concorda orari e stipendio per telefono. Ma molto spesso per chi arriva il “sogno” tedesco si tramuta in un incubo. Una volta arrivati sul luogo c’è l’amara sorpresa, nella maggior parte delle volte si sfiorano le 14 ore di lavoro, nel’80% dei casi non è stato stipulato un regolare contratto di lavoro e quasi il 90% lo stipendio non è quello concordato telefonicamente anzi in alcuni casi lo stipendio è di appena 300 euro al mese. I titolari di questi locali sono la maggior parte italiani e sfruttando la disperazione e la miseria di giovani e meno giovani, hanno manodopera qualificata e non, per svariati mesi quasi gratis. Infatti una volta che l’”operaio” è stanco di non ricevere uno stipendio adeguato, ritorna in Italia, la motivazione è sempre la stessa: non conoscendo la lingua tedesca non può denunciare il titolare presso i sindacati locali e preferisce un ritorno a casa, permettendo al titolare di avere subito un ricambio pronto.  Nel Salento da gennaio fino a marzo abbiamo avuto oltre 30 di questi casi, basti solo ragionare un po’, in una terra come la Germania dove vi è una percentuale di stranieri residenti (tra europei e non) superiore a quella italiana, come è possibile che non riescano a trovare nessuno di adeguato e debbano per forza “intingere” dalla madre patria? Alcune di queste fonti provengono da sitiweb e forum specializzati dove ex operai raccontano le loro storie ed esperienze allucinanti che hanno vissuto nella ristorazione italiana in Germania. Bisogna pur dire che vi è anche una parte di ristoratori italiani che seguono perfettamente le regole e che alcuni pretendenti al lavoro si spacciano per personale qualificato.

6 thoughts on “Germania: Dove l’italiano sfrutta l’altro italiano

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  • Ottimo articolo che purtroppo racconta la realtà. Scusate ma la correzione è d’obbligo: “Quando è l’italiano all’estero a sfruttare i suoi connazionale, i casi più comuni in ristoranti e gelaterie.”
    Saluti.

  • Articolo molto interessante che, sebbene scritto in un italiano un po’ stentato e ricco di errori, denuncia un fenomeno sociale diffuso.
    Vivo in Germania da alcuni anni e posso confermare che quanto descritto nel testo di G. Grottano corrisponde a realtà: il lavoratore italiano senza conoscenza della lingua tedesca è spesso oggetto di sfruttamento da parte di un connazionale che lo tiene segregato e sotto ricatto, in condizioni sanitarie e sociali vergognose, con licenziamento in tronco al primo problema (es: gravidanza).

  • Onestamente ho vissutto anche di peggio è di meglio
    I primi 6 mesi in nero poi 700€ al mese trattato come un schiavo
    Poi un altra esperienza neanche pagato
    Fin che poi un italiano mi ha fregato ora oppure debiti tipo 7000€ poi di nuovo usato come una squillo dormtettivo su due Materazzi un mese sono scappato poi un altri due mesi dormire in stanza in due lavorare come le bestie scappato dormivo in un centro x senza tetto a Monaco e ora sto abbastanza bene ma vivo a 20km dal primo supermercato
    Ecco cosa vuol dire fidarsi e non avere un tetto se questa organizzazione esiste che mi contatti la mia mail la anno
    Mike 73

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