ARTE

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Il Pakistan, favorito dalla sua particolare configurazione geografica, svolse un’importante funzione di tramite tra le civiltà dell’Asia occidentale e quelle dell’Asia orientale (soprattutto quella indiana). Il Pakistan costituì, fin dal suo periodo protostorico (culture del Baluchistan e del Sind) documentato dal III millennio a. C., terreno di manifestazioni culturali affini a quelle dell’Iran; più decisi riferimenti con l’area mesopotamica sono invece attestati dalle molteplici attività che nitidamente delineano la civiltà fiorita in vari centri della valle dell’Indo dal 2500 al 1500 a. C., epoca dell’invasione degli Arii. I contatti con l’impero persiano degli Achemenidi ripresero nel sec. VI a. C. attraverso la loro invasione dei territori del Pakistan occidentale e orientale, soggetti più tardi (sec. IV a. C.) alla conquista degli eserciti di Alessandro il Macedone. Con l’instaurazione dell’unità nazionale indiana, realizzata dall’impero Maurya (sec. IV-II a. C.), anche questi territori furono toccati dal buddhismo, che tanta importanza ebbe nel campo dell’arte. Del periodo protostorico connesso alla fioritura della civiltà dell’Indo testimoniano numerose stazioni archeologiche, la cui importanza, sullo studio dei reperti ceramici e di altro materiale di scavo, ha dato il nome ad altrettante culture, come quelle, risalenti alla metà del IV millennio a. C., di Amrī-Nāl (che raggruppano insieme la ceramica di Amrī nel Sind con fasi affini di quella di Nāl nel Baluchistan). Altre importanti culture connesse con lo sviluppo dei centri di Mohenjo- Daro e di Harappā (nel Punjab) sono quelle di Kulli (Baluchistan), con le stazioni di Mehi, Sāhi Tume, e della già citata Nāl, oltre a quella più antica di Quetta. A queste seguono per importanza quella di Kot Diji e la più lontana Sutkagen Dor, che offre interessanti legami con Harappā. Posteriore alla fioritura della civiltà dell’Indo è la cultura di Jhukar documentata a Chanu-Daro e a Lohumjo-Daro. Importante ruolo svolsero in questi territori le fasi culturali manifestatesi nella valle dello Zhob. Vestigia dell’età buddhistica sono documentate a Taxila, a Cārsadda (l’antica Puṣkalavatī, capitale del Gandhāra), a Jamālgarhī, a Peshāwar e i vari centri della valle dello Swāt.

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Nel territorio dell’attuale Pakistan si trovano le vestigia di tempi antichissimi, dall’arte della civiltà della Valle dell’Indo all’arte indiana, dall’arte persiana del periodo preislamico all’arte islamica. I contatti con l’Occidente, a partire soprattutto dall’epoca del colonialismo britannico, hanno favorito l’innesto di mode e correnti di origine europea, ulteriormente rafforzatesi con l’apporto dei pakistani della diaspora. Tuttavia questa tendenza trova oggi un obiettivo ostacolo nell’ondata di re-islamizzazione della società, percorsa da virulenti tendenze antieuropee.

Poesia

Sir Muhammad Iqbal (Sialkot, 9 novembre 1877 – Lahore, 21 aprile 1938) è stato un poeta e filosofo pakistano di origine indiana. Viene considerato il poeta nazionale pakistano. Muhammed Iqbal (Urdu محمد اقبال) viene spesso titolato che significa “ʿAllāma Iqbal, sapientissimo ” (in arabo: ‏علامہ اقبال),[1] per sottolineare la sua grande erudizione. La maggioranza delle sue opere sono state scritte in lingua persiana. Iqbal conseguì il suo Master of Arts in Filosofia a Lahore, allora parte dell’India britannica. Tra il 1905 e il 1907 studiò giurisprudenza e filosofia a Cambridge, Monaco di Baviera e Heidelberg. Erano questi gli anni che portarono il poeta Iqbal a paragonare l’Oriente e le sue filosofie con quelle dell’Occidente. Consapevole che la cultura islamica era in declino, sviluppò al suo ritorno in patria il desiderio di riportare la cultura musulmana alle antiche glorie spirituali. Per ottenere ciò predicò la solidarietà islamica.

Musica

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Anche la musica è molto popolare in Pakistan; gli stili variano da quelli tradizionali come il Qawwali a gruppi più moderni, che cercano di fondere la musica tradizionale pakistana con quella occidentale. Altre musiche sono i naat (canzoni religiose).

Cinema

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Nonostante le relazioni tese con l’India, i film indiani sono popolari nel Pakistan, dove possono essere reperiti con facilità nonostante siano ufficialmente illegali. Esiste anche un’industria cinematografica indigena, soprannominata «Lollywood», che produce più di 40 lungometraggi l’anno, concentrata a Lahore.

 

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